Casomai

recensione di Lorenzo Infanti

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Casomai dovrebbe essere un’opera che analizza la concezione del matrimonio nei giorni nostri, ma alla fine non riesce nell’intento, inciampando nelle battute finali e rendendo la visione del film inutile e vana. La storia segue le vicende di una giovane coppia, Tommaso (Fabio Volo) e Stefania (Stefania Rocca). Inizialmente il loro amore è dolce e sincero ma, a causa di varie vicissitudini, il rapporto della coppia cambia drammaticamente. Questa pellicola è la classica occasione mancata per parlare del matrimonio nei nostri tempi e come esso sia radicalmente mutato. Peccato che alla fine la via scelta dal regista Alessandro D’Alatri (La febbre, Senza Pelle) assieme alla sceneggiatrice Anna Pavignano (autrice di testi cinematografici come Il postino e Non ci resta che piangere) risulti davvero sconcertante (e non in senso positivo), trasformando Casomai in una ramanzina esasperante. Il film ha anche degli aspetti positivi per quanto riguarda gli ambiti tecnici: la regia, il montaggio e la fotografia sono ben impiegati. Da tali elementi si intuisce l’abilità del regista e alcune scene sono efficaci. Vi è inoltre da dire che i due protagonisti Stefania Rocca (Nirvana, La bestia nel cuore) e Fabio Volo (Un paese quasi perfetto, Figli delle stelle) risultano buoni nel ruolo, senza essere però indimenticabili. La pellicola si regge su un concatenarsi di drammi lacrimosi tra i due personaggi, il cui amore viene messo a dura prova dalle varie relazioni tra amici e parenti. Si deve però aggiungere che, oltre all’amore di Tommaso e Stefania, viene messa a dura prova anche la pazienza dello spettatore, con risultato che difficilmente egli arriverà alla fine della visione senza sbraitare.

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Altro fattore di disturbo presente nel film viene rappresentato dal messaggio che la pellicola vuole analizzare: ovvero che il matrimonio oramai è fragile e instabile rispetto a qualche decennio fa. Esso non rappresenta più un saldo impegno tra due persone che promettono di mantenere ma una prassi oramai abitudinale priva di un vero fondamento. Si deve aggiungere che un’opera che punta ad un’analisi seria e severa sulla concezione del matrimonio attuale non sarebbe malvagia. Tuttavia l’operato di Alessandro D’Alatri e Anna Pavignano è sbagliato nei tempi: non si lasciano passare pochi minuti dall’inizio del matrimonio tra i due protagonisti che già le problematiche iniziano! Un argomento con mille sfaccettature come quello del matrimonio deve essere curato scrupolosamente. Il film non prova neanche ad aggiungere alla messa in scena un minimo di gioia e entusiasmo che si prova nell’essere sposati. Il messaggio che ne esce fuori dai 91’ minuti di pellicola è che il matrimonio implica un percorso pieno di sofferenze e amarezze. Non basta qualche scena dove i due sorridono leggermente o che fanno beatamente l’amore per dire che l’unione matrimoniale è innanzitutto un dono se per tutto il film non vi è altro che disagio. Dovrebbe essere un prodotto che difende i veri valori del matrimonio ma paradossalmente alla fine essi stessi vengono penalizzati poiché mostrati solo in un quadro negativo. Personaggio chiave della storia è lo stravagante prete che celebra il matrimonio tra i due, interpretato da Gennaro Nunziante (famoso perlopiù per aver firmato i vari film con protagonista Checco Zalone), che dovrebbe essere uno spirito guida per i protagonisti, risultando solo una figura irritante, petulante e portabandiera di un buonismo assai detestabile. Egli per tutta la sua presenza nello schermo sottolinea il fatto che il matrimonio è un bene collettivo e che quindi deve essere difeso.

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Non vi è nulla di male in ciò, peccato che le trovate scelte dalla sceneggiatura si rivelano forzate e i discorsi del prete risultano noiosi e irritanti. Senza contare che il ruolo di Nunziante dovrebbe essere comico e simpatico, ma ottiene invece il risultato opposto, accaparrandosi così l’antipatia dello spettatore. Passando ad un altro punto, la pellicola dipinge le figure degli amici e dei parenti con una visione nettamente aspra. Sono infatti le persone vicine che provocano i maggiori trambusti tra i due, senza recare alcun aiuto ai due giovani, se non raramente. Senza negare che in casi estremi questi fenomeni si presentino, anche in questo aspetto però il registro del film risulta completamente scuro, cosa non fedele alla realtà. Persino la presenza di un bambino ad un certo punto sembra divenire ingombrante. E’ inutile quindi presagire che la direzione presa dal film condurrà al più tragico dei finali. La problematica più grossa del film viene riscontrata proprio in esso. Senza entrare nel dettaglio, si può però dire che l’epilogo scelto per concludere la vicenda vanifica tutto quello detto in precedenza, rendendo quindi nulla la visione della pellicola. In parole povere, il risultato è una perdita di tempo. Casomai è quindi una creazione che vorrebbe far piangere forzatamente lo spettatore con i suoi drammi lacrimosi e alla fine forse ci riesce, ma perché fa realizzare a quest’ultimo che di aver perso tempo. Assolutamente sconsigliato.

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Aggiornato giovedì 9 febbraio 2017

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